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La Conoscenza è come una linea, dove sono i confini non ci è dato di saperlo.

Sublimina.it è un viaggio personale nel mondo del pensiero umano. Per raggiungere ogni meta c'è una via ed ogni via ha un ingresso. Questa è la mia porta personale, l'ho appena aperta. Ognuno ha la sua porta, qualche volta si ha bisogno, però, di intravedere cosa c'è al di là della porta altrui per mirare l'altrove che sta dietro la propria.  Ispirato da: Franz Kafka, Il processo (1925)


Aristotele e l' "uguale tra i diversi"

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AristoteleUna lezione universitaria non standard, tenutasi durante una manifestazione qualche tempo fa, mi ha fornito un impulso a continuare lo studio della filosofia ed in particolare, ad approfondire, alcune sue tematiche fondamentali, nonché basilari, come il pensiero aristotelico. Ecco, sembra che la nascita del pensiero occidentale sia dovuta proprio a questa immensa tradizione le cui idee trafiggono la storia e giungono fino a noi ancora lucide e brillanti. In verità, qualcuno recrimina al sommo filosofo di aver rallentato lo sviluppo del pensiero in questa parte di mondo, con leggi del pensiero troppo stringenti (es. il principio di contraddizione) lasciandoci indietro rispetto alle filosofie orientali (vedi Fritjof Capra “Il Tao della Fisica” oppure Bart Kosko “Il fuzzy Pensiero”). Perché avvicinarsi a saggiare nozioni tanto astruse come quella di ente, essere, essenza, epistemologia, ermeneutica? Già il suono di queste oscure parole potrebbe incutere paura, purtroppo per l’uomo della strada accade ciò, rispondendo con distacco, menefreghismo. Invece

se ogni uno di noi nei limiti delle proprie aspirazioni, nonché possibilità, attingesse a questo torrente di contenuti, di idee generalissime le cui interazioni fungono da modello applicabile a qualsiasi accidenti la vita ci propone,  avrebbe accesso al giusto agire. Sembrerà strano, ma ogni decisione quotidiana porta dentro di sé una lotta. Ogni evento seppur particolare nasconde una natura ben generalizzabile. Ogni giorno della nostra vita, qualsiasi cosa facciamo o subiamo, ci scontriamo con l’essere. Questo è ciò che quella lezione ha cercato di portare alla luce. Importante è rapporto che intercorre tra le “parole” filosofiche (essere, ente, essenza...) e la realtà che viviamo quotidianamente. Aristotele nella sua concezione metafisica[1] utilizza il così detto principio di identità per il quale preso a come ente si ha. a=a, che insieme al principio di non contraddizione ed il principio del terzo escluso costituiscono i fondamenti assiomatici della sua Logica.

 

L’esempio più bello che può essere avanzato (sicuramente sono di parte nel definirlo così) è quello tratto dalla meccanica dei fluidi, tanto cara anche all’antico Aristotele. Una tanto semplice quanto fondamentale legge propinata da questa disciplina è l’invarianza della massa rispetto al divenire temporale di una parte di fluido che si sposta da un punto dello spaziotempo, diciamo A, ad un altro, diciamo B. A parole questa legge recita che: “ la derivata temporale (sostanziale) dell’integrale effettuato su un dominio volumico della densità volumica di un fluido che si sposta da un luogo ad un altro, differente da quest’ultimo, è nulla”. In altre parole la massa non varia quando una parte di fluido cambia la propria posizione; la legge presenta un’invarianza temporale, che altri non è che una particolare espressione di quel concetto generalissimo riconducibile alla possibilità di ottenere un “ uguale tra i diversi”: il “principio di identità”. Ecco che la riflessione si fa incandescente, pericolosa. L’uguale tra i diversi, perché Aristotele sa e con lui tutta la storia della scienza, che l’uguaglianza tra due enti, in senso assoluto, potrebbe essere problematica. Un ente che si sposta, può non essere lo stesso ente. In altre parole, il fluido in posizione B potrebbe essere identificato con un nuovo ente, prettamente differente da quest’ultimo. Di fatto, sulla scia delle proprietà che nascono da questa bella legge, sicuramente le caratteristiche del fluido, nel passare dal sito A al sito B, cambiano. Ad esempio, se consideriamo che i suddetti luoghi presentano gradienti di temperatura differenti, una quantità certamente non invariante sarà il volume del fluido, cioè la propria occupazione spaziale. L’invarianza della massa, o detto in altri termini del numero di particelle, fa si che dell’ente A e dell’ente B si possano trovare delle caratteristiche comuni, o identità, anche se per quanto prima affermato essi rimarranno per sempre separati.

Il problema dell’identità, ha imprigionato le menti di pensatori come Gottfried Wilhelm Leibniz, Immanuel Kant, Arthur Schopenhauer. Per il primo abbiamo una riformulazione esprimibile in logica del secondo ordine nota come: “principio degli indiscernibili”.

Resta quindi da approfondire tale principio, cosà che sarà fatta in un prossimo articolo.

 


[1] Aristotele, Metafisica, IV Libro

Hanno detto..

Rss

Ciao!

Metamatica Metamatica
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