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La Conoscenza è come una linea, dove sono i confini non ci è dato di saperlo.

Sublimina.it è un viaggio personale nel mondo del pensiero umano. Per raggiungere ogni meta c'è una via ed ogni via ha un ingresso. Questa è la mia porta personale, l'ho appena aperta. Ognuno ha la sua porta, qualche volta si ha bisogno, però, di intravedere cosa c'è al di là della porta altrui per mirare l'altrove che sta dietro la propria.  Ispirato da: Franz Kafka, Il processo (1925)


Parole vaghe, parole liquide

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Bisognerebbe poter mostrare i quadri che sono sotto il quadro.

Pablo Picasso

C'è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l'etica; parlo dell'Infinito.

Jorge Luis Borges


La Libertà che guida il popolo - Eugène Delacroix - 1830A volte vedo la mia vita specchiata attraverso le altre persone, quasi mai riesco nell’impresa di sentirla emergere dalle secrete più profonde del mio animo. E quando accade, mi riempio di una illimitata felicità che va assopendosi non appena ritorno alla vecchia abitudine. Poi, spesso, mi accade di riflettere su una serie di parole udite e ribadite nelle conversazioni quotidiane, scritte sui giornali, post di blog e chi più ne ha più ne metta: libertà, giustizia, amore, premura, lealtà, bontà d’animo, ostinazione, temerarietà… E non solo nell’accezione del “bene” – parola che potrebbe essere aggiunta alla lista – bensì anche del “male”: cupidigia, ignavia, cattiveria, gelosia, malvagità… Del resto anche l’utilizzo del termine “anima”  genera in me non pochi problemi. Ecco, mi domando cosa in realtà riferiscono davvero tali parole, note come afferenti al campo della Morale. Vero è che il linguaggio è appannaggio degli esseri umani e che, quindi, solo noi disquisiamo con scioltezza e disinvoltura della “libertà di una nazione”, della “cupidigia di certe persone” e del “bene comune” come obiettivo finale di una società in salute (o del male assoluto). D’un tratto, quando i miei pensieri si avvolgono in tali esempi, sento da qualche parte all’interno della mia mente una serie di “click” e partono immagini di devastazione, di guerre passate ed attuali, di rovinosi tradimenti, di ghepardi che studiano la propria preda nei minimi particolari prima di assalirla sicuri, ma forse incoscienti, della propria superiorità fisica. Il filosofo contemporaneo R. M. Pirsig arriva addirittura, e non a torto, a definire l’iniezione di un antibiotico come un genocidio di una popolazione di batteri che vivono in un corpo. Ancora, si hanno slavine, terremoti, tsunami, esplosioni per fughe di gas, stupri, violenze su donne e su uomini; bambini in paesi del Terzo Mondo che darebbero un braccio per avere solo un pezzo della comfort zone che gli occidentali spesso scambiano per noiosa routine quotidiana. Cosa se ne importa la Natura della libertà?

O Natura, o Natura perché non rendi poi quello che prometti allor? Perché di tanto inganni i figli tuoi?”. Già G. Leopardi si era spinto molto nel rapporto tra Natura e Uomo, finendo per abbracciare quello che i critici hanno poi definito pessimismo cosmico essendo nel pensiero del poeta la Natura considerata “matrigna”. Evidentemente anche in Leopardi alcuni pensieri hanno fatto scricchiolare gli assi dei neuroni. E allora, cosa ha a che fare il sostrato biologico con le vicissitudini che ci raccontiamo e ci rimbalziamo di mente in mente nel normare trascorrere le nostre vite sociali? Nella fisica classica, dai sistemi più semplici ai sistemi più complicati vi è una sorta di discesa naturale che regola il comportamento del sistema stesso, discesa verso il minimo energetico. Un sasso che cade e si deposita sul terreno va verso il suo predestinato minimo. Gli scienziati direbbero che il sistema sta minimizzando l’energia. Sebbene i biologi hanno più difficoltà nel rintracciare tale semplice legge, anche nelle interazioni biologiche si discende verso il campo di minima energia. Detta con una certa approssimazione, sembra che tutti i sistemi seguano questa regola. E cosa è la cupidigia? Un minimo di energia? E la cattiveria? Ciò che appare lampante è uno scollamento tra due livelli ben distinti; il livello dell’interazione biologica ed il livello dell’interazione sociale degli esseri umani, specie che assieme a moltissime altre abita il pianeta terra. Se il raggiungimento del “bene comune” appare un’utopia, mentre il giaguaro che agguanta affamato la preda è una realtà della savana, da qualche parte nella struttura dei comuni ragionamenti qualcosa non torna. Nel passato e purtroppo anche nel presente si usava attingere all’ “ira di Dio”, come elemento scenico tristemente salvifico che faceva da collante tra un fenomeno catastrofico e una presunta direzione verso il “bene” del procedere storico dell’uomo.  Dio l’ho tenuto per un attimo da parte (non me ne voglia) e non l’ho inserito volutamente nell’incompleto elenco sovrastante poiché è l’entità più dibattuta della storia e meriterebbe, almeno in apparenza una discussione a parte (anche se qualcosa mi suggerisce che anche Dio rientra per qualche grado in taluni ragionamenti). “I terremoti accadono per tutto il male che l’uomo fa nel mondo”. “Ti sei comportato male ecco per che ti è accaduta questa disgrazia”. Beninteso simili relazioni di causa-effetto non sono presenti solo nella cultura cristiana, basti pensare al karma. Che vi sia una certa intelligenza (non per forza teleologica) nella natura è lampante! E’ altresì chiaro che percorrere la catena causa-effetto che porta da una cattiva azione ad una catastrofe non è semplice anche se talvolta non è impossibile. Una casa costruita con la sabbia senza tener conto di fattori sismici è una cattiva azione e presto o tardi sarà causa di una tragedia. A morire non saranno con tutta probabilità i progettisti e costruttori ma chi vi abitava! E che colpa ne hanno loro? Nessuna. Oppure dovevano informarsi? E se sono stati ingannati anche dai periti? Ecco che la catena si spezza e una tragedia è accaduta per una colpa, certo, ma non assegnabile a chi ci ha rimesso la vita. Discorsi della stessa struttura sembrano comparire quando si tratta l’argomento mutazioni climatiche e global warming… Tsunami e devastazioni avvengono per mano umana, per quella colpa che ha nel proprio DNA i geni del “peccato originale”. E che dire dell’eruzioni vulcaniche? E di un meteorite che colpisce la terra? Il fisico Fred Hoyle, in “L’origine dell’’Universo e l’origine della Religione” tenta la sua ipotesi sull’origine di Dio e della sua peculiare personalità intravedendo in una pioggia di fuoco dovuta al passaggio di una cometa il riferirsi alla punizione divina da parte dell’uomo, diverse migliaia di anni fa. Del resto, nella Bibbia il peccato originale, cioè quell’azione compiuta da parte di Eva verso Adamo, appare come la condizione iniziale che determina gli esiti nefasti nella storia dell’uomo condannato al duro lavoro. La Bibbia è una narrazione. L’uomo, come del resto io stesso qui, offro una narrazione. “Giustizia”, “libertà”, “amore” sono una narrazione che passa non solo attraverso il filtro cognitivo dell’essere umano nel frangente attuale di tempo, ma è frutto di una sedimentazione avvenuta con costanza e dedizione di generazione in generazione, all’interno di un dato universo culturale. Lo scollamento di cui dicevo sopra, è nascosto nei meandri del filtro cognitivo che si sostanzia nella narrazione della storia dell’uomo. Narrazione che trae linfa da una serie emergente di cause-effetto, che sono selezionate rispetto a tutto l’insieme di cause-effetto concepibili, che sono in numero pressoché indefinito.

donna e naturaSe un uomo confida alla propria donna (o viceversa) di fare “sesso” e non l’ “amore”, quando sono nell’intimità, facili possono sopraggiungere problemi. Sesso e amore sono termini che si riferiscono ad universi differenti, sono i due lembi scollati. Non per questo una riappacificazione ecumenica non può esistere definendo il sesso come l’atto naturale (appunto) che si compie quando due persone si amano e stanno bene insieme. Ma solitamente, in una coppia dove vi è sentimento, se vi è sesso vi deve essere l’amore. Il sesso è come qualcosa di gerarchicamente più basso, rispetto ad Eros che domina dall’alto. Dal punto di vista biologico il sesso è un’importante funzione per la conservazione della specie, e l’amore?

Quale universo abita la libertà? Se chiudo un certo numero di molecole di un gas in un setto ermetico, creando un simulacro di un sistema termodinamicamente chiuso, come posso pretendere che le particelle siano libere di passare all’esterno? Ah, il concetto superiore di libertà non si applica ai gas nobili? Una macchina imbottigliata nel traffico di un’arteria autostradale non è come una particella di gas bloccata in uno stato? La macchina è guidata, diciamo una macchina classica e non a guida automatica, da un essere umano. Quante volte il concetto di libertà, quando viene invitato a scendere dal piedistallo metafisico, traballa? Lo stesso Dio, quando decide di camminare in mezzo agli uomini, trova non pochi problemi. E se è possibile che sia conscio delle imprecazioni venute dal basso della miseria umana, allora sicuramente starà lì, adesso, a non darsi pace. Il ponte è crollato a causa della piena eccezionale causata dal mal tempo eccezionale? C’è chi pensa che è colpa di Dio e lo bestemmia, chi pensa che sia, al contrario, la volontà di Dio a operare. E se muore un bambino in una disgrazia? E’ arrivato più vicino alla grazia di Dio. Forse questa non è la prima volta che viene posta la domanda in questi termini, ma chi lo ha detto che l’agire della Natura debba per forza seguire i dettami del bene? Un po’ come Fëdor Dostoevskij che, nella propria lotta al pensiero positivista, insisteva nel domandarsi se fosse giusto ritenere che l’uomo persegua il principio del “vantaggio”. Di fatto, per il grande scrittore russo un tale principio non può essere una legge generale, una legge di Natura, poiché l’uomo ha con sé il libero arbitrio, e può contravvenire alla regola per il gusto di farlo, oppure forsanche per  una pulsione di morte… Ma S. Freud era di là da venire. Appare più semplice ammettere che la Natura, matrigna o non, faccia il suo corso, correndo veloce nella propria esplorazione del campo di possibilità, mentre la narrazione umana non riesce a tenere il passo, vuoi per la finitezza dei suoi mezzi, vuoi per un ritardo temporale dovuto ad un tardivo sviluppo delle capacità cognitive superiori, capacità che hanno permesso l’utilizzo del pensiero astratto  e l’uso delle parole chiave - già citate - nella dialettica quotidiana. Tale svantaggio sommato ad una limitatezza delle nostre strutture cognitive potrebbe aver portato ad una compressione dell’informazione necessaria ai nostri cervelli per gestire la complessità del divenire quotidiano e la comparsa, nel linguaggio, di parole designanti concetti astratti come quelle citate all’inizio. E’ un’ipotesi.

Un formichiere che mangiando le formiche di un formicaio regolandone il numero e quindi tenendolo in salute (esempio che piace molto a D. Hofstadter che nel suo celebre librone Godel Escher e Bach viene utilizzato per spiegare il concetto di sistema, di funzione e di emergenza, nonché l’organizzazione gerarchica di alcuni sistemi complessi) compie un’azione eticamente malvagia? Oppure sta compiendo una buona azione nel segno di ciò che è giusto? Per non incappare in un cortocircuito cerebrale, solo una visione gerarchia dei sistemi, o sfere sociali e biologiche può aiutare. E qui incappiamo nella sistematizzazione di Pirsig, ovvero che qualsiasi atto della natura è un atto morale, dal nostro punto di vista. Al di là del bene e del male. Sistemi organizzativamente superiori, ovvero sistemi di sistemi come il mio o il vostro corpo (fatto di cellule, anch’esse sistemi a loro volta) possono compiere delle azioni morali, ad esempio sui batteri, tramite il sistema immunitario, per il nostro bene. Azioni del genere non vengono percepite come male e, di fatto, sono la garanzia per la nostra sopravvivenza. Il sistemi sociali, ovvero una numerosità di individui con le loro regole, leggi, codici e relazioni sono un sistema di sistemi. Tale sistema prevede, tanto per fare un esempio, la “Forza dell’ordine”, che, per l’appunto, può usare la forza per reprimere una situazione di squilibrio fino ad arrivare ad uccidere. Quindi, verso i ranghi inferiori le azioni sono percepite moralmente positive, mentre azioni che vanno nel verso contrario sono percepite come moralmente negative. Regola generale. L’abitudine al vegetarianismo o al veganismo, installatasi negli ultimi anni nelle società occidentali, non va contro questa regola generale, anche se in apparenza chi ha queste abitudini alimentari senza prescrizione medica, tende a non voler uccidere inutilmente gli animali. Quindi un sistema gerarchicamente superiore si rifiuta di fare del male ad un elemento del proprio sistema appartenente ai ranghi inferiori. Questo, bisogna ammetterlo con tutta franchezza, è possibile per l’abbondanza di cibo e nello specifico di proteine di qualità assimilabili con alimenti diversi dalle carni e, in ultima istanza, assimilabili tramite integratori medicinali. Ciò che è verificabile è che il vaganismo non porta all’estinzione (grazie all’abbondanza di cibo) della razza umana, sicché è ammissibile la contravvenzione alla regola generale di cui sopra, cioè che azioni dall’alto verso il basso sono considerate moralmente accettabili. Il contro-esempio è semplice, basta spostare l’asticella (e pare ci siano comunità che tentano di farlo) e considerare immorale anche l’assimilazione dei vegetali, di tutti i tipi (non parliamo di coloro che mangiano solo frutti caduti!). A questo punto ci potrebbe essere qualche problema di mal nutrizione vero e proprio e la legge di sopravvivenza spingerebbe a contravvenire alla regola imposta col cuore e con la ragione. Sembra che siamo giunti al nocciolo della vicenda! Niente di sconosciuto però, i protagonisti sono la selezione naturale e la spinta alla conservazione della specie. L’ingegnere filosofo A. Korzibsky negli anni ’30 del secolo scorso sosteneva che “libertà”, “giustizia”, “amore” e simili, sono parole astratte prive di qualsiasi reale senso e, se abusate, possono portare all’insanità mentale ed al cattivo funzionamento della società. Il filosofo Zygmunt Bauman, dal canto suo, descrive la società in cui viviamo attraverso la metafora della liquidità dovuta alla globalizzazione che ha portato sì ad una società iperconnessa, ma le cui connessioni hanno legami deboli, mutevoli, come il legami polari per le molecole di H2O. Ecco, “Amore”, “Giustizia” e “Libertà” (e tante altre paroline) sono parole liquide, che come l’acqua prendono la forma del contenitore. Per questo le sentiamo pronunciare da qualsiasi fazione politica, in qualsiasi discorso pronunciato con baldanza da un dittatore o da un fautore sfegatato della democrazia. Democrazia, aggiungete alla lista e dimenticate, ahimè, la storia del pensiero greco. Questo è il motivo per cui quando sento tali parole è come se il canale fosse disturbato, come se il filo che dall’amplificatore alle casse acustiche facesse falso contatto emettendo dei fastidiosi “click”, che, per altro, possono anche danneggiarle irrevocabilmente. “Amore”, “Giustizia” e “Libertà” non fanno parte delle regole della Natura, possono essere appannaggio solo del nostro universo sociale, ma purtroppo sono liquide, sono come uomini senza midollo, e si prostituiscono appena possono.

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