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La Conoscenza è come una linea, dove sono i confini non ci è dato di saperlo.

Sublimina.it è un viaggio personale nel mondo del pensiero umano. Per raggiungere ogni meta c'è una via ed ogni via ha un ingresso. Questa è la mia porta personale, l'ho appena aperta. Ognuno ha la sua porta, qualche volta si ha bisogno, però, di intravedere cosa c'è al di là della porta altrui per mirare l'altrove che sta dietro la propria.  Ispirato da: Franz Kafka, Il processo (1925)


Rimettere la coscienza in pole position

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Il tempo è null'altro se non la forma del senso interno, cioè dell'intuizione di noi stessi e del nostro stato interno.

David Hume, trattato sulla natura umana


Robert Lanza, un eminente biologo con un curriculum sulla ricerca sulle staminali di tutto rispetto, nel suoi libri, “Biocentrismo” ([1], 2015) e “Oltre il biocentrismo” ([2], 2016) prorompe sulla scena delle infinite discussioni a proposito dell’origine della vita, dell’universo e della coscienza con la sua visione “biocentrica” basata sull’assunto che il mistero dell’universo può essere risolto mettendo al primo posto la biologia che studia la vita e tutte le discipline che indagano il mistero della coscienza. Seppur interessante il punto di vista, esso non è poi così nuovo all’interno del dibattito multidisciplinare sui grandi temi irrisolti, almeno per gli elementi che sono posti in ballo nel ragionamento, come la coscienza presente seppur sotto mentite spoglie nel ricorrersi dell’apriori e aposteriori della filosofia dell’epoca kantiana. Apprezzabile comunque è lo sforzo e il vigore con cui l’autore sostiene la necessità di un radicale cambiamento di paradigma nel metodo con cui ci si approccia alla realtà, dove le categorie di spazio e tempo, seppur utili nella vita quotidiana e imprescindibili nell’indagine propria di molte affermate branche della fisica, sono considerate costrutti mentali e non entità “esterne” con proprietà fisiche reali. Tale mutamento di paradigma è operato sulla scia della nuova visione di Albert Einstein, dove con la Teoria della Relatività, si supera il paradigma assolutistico newtoniano di spazio e tempo assoluti, unificandoli in un'unica matrice, lo spazio-tempo, le cui caratteristiche intrinseche non sono riscontrabili né nel solo concetto di spazio, né nel solo concetto di tempo. Effettivamente, attraverso le fatiche di Ercole concettuali necessarie per relegare il tempo e lo spazio, o meglio, lo spazio-tempo, a puri costrutti mentali, interni all’attività mentale dei mammiferi, le cose diventano davvero particolari. Se il tempo non esiste, il tutto ha un immanenza, esiste nel presente. Se lo spazio non esiste, tutti i prodotti delle nostre categorizzazioni mentali, che chiamiamo nella vita quotidiana “oggetti”, sono collegati, appartengono invero ad un'unica matrice, o come piace ai più, ad un unico campo omogeneo. Quest’ ultima visione sembra essere avvalorata dall’interpretazione meno ortodossa degli esperimenti quantistici nel micromondo delle particelle elementari. Effettivamente lo spazio sembra essere veramente un concetto relativo se si pensa all’intrinseca vuotezza della materia, anche quella a più alta densità. Stesso vale per il tempo considerandolo alla luce della Relatività, la quale consegna all’osservatore la prerogativa di misurare il proprio tempo rispetto al proprio sistema di riferimento inerziale. Al di là della Relatività e della fisica quantistica, che da sole nella loro asciutta interpretazione fanno vacillare le concezioni spazio-temporali consolidate nella vita quotidiana, è estremamente interessante considerare la cognizione degli esseri viventi su scale temporali molto più grandi di quelle umane. Consideriamo prima però un oggetto fisico come il vetro. È noto che il vetro e le sue parti costituenti formano un sistema complesso. Esso è tutt’altro che solido, anzi su scale temporali delle centinaia di anni esso risulta comportarsi come un liquido che “cola” essendo le sue molecole soggette alla forza di gravità e ciò è provato dall’intrinseca opacizzazione dei vetri antichi delle chiese. Quindi la nostra percezione del vetro cambierebbe se i nostri sensi e la nostra cognizione agisse sulla stessa scala temporale. Possiamo allora domandarci se ciò non valga anche per le piante, solo negli ultimi anni considerate come esseri viventi con una propria struttura cognitiva. Se riprendessimo lo sviluppo di un albero, o di una qualsiasi forma vegetale, dalle radici fino alle foglie, e rivedessimo il video in time-lapse ci accorgeremmo che una pianta non è ferma, bensì risponde prontamente a vincoli e disturbi ambientali. Tuttavia i tempi di reazione/risposta di un essere vegetale sono estremamente dilatati rispetto ai tempi umani e questo rende difficile associare ad una pianta capacità cognitive avanzate. Quindi il sospetto che le categorie di spazio e tempo, seppur utili nella vita quotidiana, siano spesso di intralcio per una completa comprensione dei fenomeni è tutt’altro che infondato. Partendo da tali ragionamenti la visione olistica relativa ad un cosmo la intelligente sembra non essere remota. Di fatto le difficoltà maggiori risiedono nello stabilire cosa sia davvero intelligente e cosa non lo sia. In altre parole come si fa a stabilire un confine preciso? Il carico da novanta, proposto in questa nuova concezione è quando, dando importanza imprescindibile alla coscienza che modella il cosmo e la sua evoluzione e non il viceversa, si considera l’intelligenza del cosmo come processo cognitivo isomorfo al processo cognitivo messo in atto da un cervello biologico. Di fatto siamo noi esseri cognitivi ed coscienti a porre un velo intelligente sull’effettiva e primigenia indeterminatezza della realtà, come intrinsecamente indica la teoria quantistica sviluppata il secolo scorso.


Leggi anche: Divagazioni sulla mente e sull'universo


[1] Robert Lanza, Biocentrismo. L'universo, la coscienza. La nuova teoria del tutto, Il saggiatore, 2015

[2] Robert Lanza, Oltre Biocentrismo. Ripensare il tempo, lo spazio e l'illusione della morte, Il saggiatore, 2016

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