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La Conoscenza è come una linea, dove sono i confini non ci è dato di saperlo.

Sublimina.it è un viaggio personale nel mondo del pensiero umano. Per raggiungere ogni meta c'è una via ed ogni via ha un ingresso. Questa è la mia porta personale, l'ho appena aperta. Ognuno ha la sua porta, qualche volta si ha bisogno, però, di intravedere cosa c'è al di là della porta altrui per mirare l'altrove che sta dietro la propria.  Ispirato da: Franz Kafka, Il processo (1925)


Percepire la Complessità

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La complessità è una parola-problema e non una parola-soluzione

E. Morin, Introduzione al pensiero complesso, 1990


Chinese Artist Lu Xinijiang Made Paintings Using Google Earth In City DNAOggi vorrei distillare alcuni personali pensieri tramite l’antica e ancor più moderna arte della scrittura. Ragionare intensamente su ciò che leggo è una mia squisita abitudine e  “Lo zen e l’arte della manutenzione della Motocicletta”[1] di R. M. Pirsig è un libro che mi ha dato modo di riflettere su molti aspetti della vita e della realtà circostante. A dire il vero, alcuni li avevo già portati alla mia attenzione prima di questa bella lettura, anche se Pirsig, come molti altri autori incontrati durante il mio personale viaggio, mi ha saputo regalare un punto di vista lucido e chiarificatore. Una delle domande dormienti e risvegliate dall'autore che mi attanagliano e che sono sopraggiunte semplicemente guardandomi intorno nella vita quotidiana, suona così: è possibile comprendere la complessità che ci circonda? Ciò mi ha spinto a scrivere questo saggio dal titolo “La comprensione della complessità”.

E’ noto che non esiste una definizione comune di “complessità”, pur tuttavia esso è oggi un argomento molto in voga tanto nel panorama scientifico quanto in quello umanistico. Dal versante umanistico, ad esempio, il filosofo contemporaneo Edgar Morin, in un suo saggio sulla cultura di massa, scriveva che “La complessità è una parola-problema e non una parola-soluzione”[2]. Se la complessità è una parola problema, e sono d’accordo, qualcuno deve pur risolvere questo problema e trasformare la complessità in una parola soluzione, o meglio un “discorso soluzione”, come vedremo. Come può essere “compresa” la complessità? Esistono piani di taglio per tale termine che portano ad infinite definizioni. La scienza dal canto suo tende a darne di precise ed ogni volta che ci prova ne emerge ancora più insoddisfatta e frustrata. Eppure coloro che appartengono al mondo scientifico appaiono più abituati a manipolare la complessità, almeno come concetto. In ogni caso possiamo affermare che viviamo nel cosiddetto “villaggio globale” (suona già antiquata questa affermazione) e il mondo occidentale technology addicted è diventato un Sistema altamente Complesso. Uno degli elementi necessari alla presenza della complessità e caratterizzante i Sistemi Complessi è la forte interrelazione degli elementi che compongono il sistema, noti come sottosistemi od oggetti. Nel mondo attuale qualsiasi sottosistema che possiamo proiettare nella nostra mente è fortemente interrelato con ogni altro. Con sottosistema intendo qui qualsiasi cosa sia parte dell’ “umano-sfera”. Se oggi qualcuno tentasse uno scherzetto e spegnesse Google, probabilmente più della metà dei lavoratori dichiarerebbe di non poter lavorare. Se spegnessimo la rete semaforica di Pechino in pochi minuti la città piomberebbe nel caos profondo. Questi sono esempi di sottosistemi legati alla tecno-sfera. La complessità non ha a che fare solamente sul piano della tecno-sfera. Possiamo pensare altri esempi legati al sostenimento dell’attuale status sociale: eliminiamo istantaneamente il welfare e il sistema pensionistico. Con ogni probabilità scoppierebbero sanguinose guerre civili. Credete, ad oggi il sistema pensionistico e le reti di computer, come quelle che sostengono il funzionamento di Google, non siano collegate? Vi sbagliate. La tecno-sfera, all’interno dell’evoluzione dell’uomo è andata via via diventando il sistema nervoso di un super-organismo. Un super-organismo complesso, dove noi esseri umani siamo solo una parte necessaria, ma non sufficiente al proprio autosostentamento. Come le cellule del nostro corpo servono i nostri organi e consentono di tenere in vita i nostri corpi biologici, noi esseri sociali, assieme ad una miriade di altri sottosistemi serviamo un super-organismo. Le cellule biologiche si rendono conto del loro compito? Non è facile rispondere a questo interrogativo e non sono il primo a porre questa domanda. Noi siamo in grado di comprendere il nostro compito o ruolo all’interno del super-organismo? Una risposta può essere azzardata fin da subito: le cellule non possono rendersi conto del loro compito in quanto la loro “funzione” esiste ad un livello gerarchicamente superiore. Vale lo stesso per noi esseri umani dotati di neocorteccia cerebrale e capaci di pensiero astratto superiore? Dove è annidato il nocciolo del problema della “comprensione della complessità”? Una volta compresa la complessità e avuta coscienza di questo super-organismo che coabitiamo, saremmo capaci di capire finalmente la nostra funzione e quindi, forse, di dare un senso alla nostra vita?


Ora vorrei concentrarmi su un aspetto discusso dallo stesso autore nel suo secondo capolavoro, “Lila, indagine sulla morale” [3], una continuazione del primo libro citato. Pirsig, ad un certo punto, nella storia che racconta, recandosi a New York con la sua barca a vela, inizia a percepire quella città che già conosceva dal suo interno come un “Gigante”. Quella città, a suo dire, gli metteva una strana sensazione, come un’ entità a se stante in cui gli uomini che vi vivono sono dei silenziosi e inconsapevoli servitori. Cos’è davvero questo “Gigante”? Prima di approfondire il tema vorrei proporre una breve e incompleta digressione sul suo pensiero. Pirsig propone in entrambi i volumi, a livelli di penetrazione diversi e sempre più specifici, una metafisica, la “metafisica della Qualità”, tentando di fornire un quadro comune che potesse spiegare o almeno rendere coerenti gli infiniti aspetti della realtà. Nel suo pensiero maturo illustrato in “Lila”, inserisce in questo quadro un elemento chiave mancante nel primo lavoro: l’evoluzione. Nel primo suo sforzo, di fatto, si limita a tentare, nel definire la sua metafisica, l’approccio dialettico, pur arrivando dopo estenuanti studi al pieno rifiuto della dialettica e di tutto l’aristotelismo intero. Egli parte da una suddivisione operata con un “sapiente coltello” capace di lavorare e scomporre minuziosamente e con estrema precisione la realtà e la conoscenza di essa. Tale suddivisione riveste l’intero spettro dell’essenza umana, dividendola inizialmente e grossolanamente in due temperamenti che differiscono per come una persona si approccia alle “cose”, anche quelle di tutti i giorni. Egli suddivide l’intelletto in due tipologie, una che espleta “intelligenza romantica”, l’altra “intelligenza classica”. La seconda è quella alla base del pensiero scientifico, razionale, impersonale, misurato, in terza persona, esatto. La prima è quella che dirompe dal mondo interno delle emozioni, è sentita, irrazionale, instabile, colorata. Un uomo che ragiona classicamente, secondo Pirsig, riesce sempre a vedere lo “schema” soggiacente ad una cosa, l’uomo romantico, al contrario, percepisce la cosa così com’è, in maniera diretta, nella piena sua apparenza estetica, nella sua forma esteriore. Nessuno dei due approcci, di cui l’autore ne ipotizza la nascita come differenziazione già nel pensiero greco antico, è sbagliato. Una loro sintesi, una oscillazione tra le due visioni della realtà, sono il modo migliore per comprenderla e per vivere bene. La Qualità, sebbene molto difficile da definire, si antepone a questa scissione che talvolta genera problemi legati a dicotomie, come ad esempio la divisione tra discipline scientifiche ed umanistiche o tra la stessa scienza e la fede. Nel secondo volume egli approfondisce lo studio della “Qualità” allargandone la portata a tutto lo scibile e, come dicevamo, inserendo l’ evoluzione come ingrediente essenziale, mancante totalmente nella sua prima versione. Innanzitutto L’autore considera una gerarchia di “mondi” i quali sono nati in tempi diversi e quindi hanno differenti sviluppi evolutivi. Al centro della sua metafisica c’è l’uomo percepente, anche se, allo stesso modo, la sua evoluzione fa parte dell’evoluzione dello stesso universo. In tale gerarchia evolutiva egli inquadra quattro livelli con una Qualità evolutiva crescente: livello biologico, livello sociale, livello culturale e livello intellettuale. Questo è quanto egli riesce ad intravedere nel descrivere l’uomo e la natura. Ciascun livello evolutivo possiede regole proprie e “tendenzialmente” sottostà  ai livelli superiori. Egli, inoltre, intravede in qualsiasi atto, a prescindere dal soggetto o oggetto che lo compie, un “atto morale” che sottostà alle leggi della Qualità, componente metafisica della sua filosofia che in entrambi i volumi fatica a definire, fino al punto di chiarire che la “Qualità” è qualcosa che per definizione non può essere definita. Così ad esempio si spiega perché è comunemente accettato prendere un semplice antibiotico. Il medico con la medicina distrugge milioni di cellule batteriche che lottano per la vita ed il tutto è comunemente accettato senza problemi. Probabilmente più della metà delle persone del pianeta moriranno senza aver mai pensato o realmente compreso questo punto. Il genocidio batterico è un atto morale dall’alto verso il basso quindi considerato positivo, giusto. Nella gerarchia gli atti esercitati dall’alto verso il basso non sono granché problematici. Allo stesso modo, mediamente si accettano le leggi, codici di comportamento standardizzato definite per governare e controllare nonché mantenere in sicurezza la società (è facile constatare che le leggi sono comunemente accettate dai più, al di la della loro piena condivisione da un gruppo). La società accetta che vi siano dei regolamenti atti non solo a definirla ma a controllarne lo sviluppo. Questo livello genera un insieme di forze che si scaricano verso il basso della gerarchia e che tali strati le subiscono. Al loro livello (ad esempio il livello biologico), la società non esiste e queste regole non sono direttamente espletabili a quel livello e ne tantomeno codificabili. Ecco che prende forma la legge universale della Qualità, come scala di valore, positivo o negativo, che governa non solo i livelli orizzontali ma anche la loro reciproca interrelazione verticale. A questo punto, un atto che parte da un livello inferiore verso quello superiore è percepito come immorale o nel quadro di Pirsig “ad alto contenuto di Qualità negativa”. Un esempio è la stessa reazione batterica al corpo, che da basso della gerarchia tende ad ammalarlo e degradarlo. Ecco che il repentino, e da tutti accettato moralmente, intervento del medico dall’alto della gerarchia arriva per porre fine alla malattia. Ma se vogliamo proporre un esempio più immediato pensiamo alla sfera sessuale (livello pressoché biologico se pensiamo il sesso come un atto riproduttivo con il fine evolutivo di conservazione della specie) e da tutte le sue problematicità legate ai pudori, gelosie, leggi che ne regolamentano gli atti etc. Quando i livelli inferiori cercano di dettare legge, di prendere il sopravvento, i livelli superiori tendono a giudicare questi ultimi come immorali e cercano di controllarne lo sviluppo e la stortura. Può capitare che i livelli inferiori, in maniera organizzata, riescano a prendere il sopravvento portando qualità negativa percepita come degenerazione. Questo è il caso dei fascismi o dei comunismi, espressioni del livello sociale che hanno tentato di controllare e mediare i livelli superiori, rispettivamente: il livello culturale e quello intellettuale. Pirsig conferisce agli intellettuali, la massima espressione evolutiva, il compito, attraverso la sapienza esperita mediante la Qualità, di guidare la società. Egli intravede negli intellettuali quella che ama definire la Qualità dinamica, che si contrappone alla Qualità statica. La qualità dinamica è la forza creatrice che sconfigge l’ignoto generando la stessa realtà. La qualità statica, non negativa di per se stessa, è quella che governa lo stato di cose. Tali concetti, in quanto appartenenti ad una metafisica, sono estensibili a qualunque aspetto del percepito, ma per esemplificare ciò che Pirsig vuole mostrarci, possiamo pensare a quando siamo in procinto di compiere un’ azione giudicata entusiasmante da noi stessi. Può essere l’acquisto di un oggetto, un vestito, un libro. Qualsiasi cosa la vogliate con tutto voi stessi. Immaginate di ottenerla, di utilizzarla. Dopo un po’ di tempo essa smetterà di trasmettervi le stesse sensazioni dei “primi giorni”. Ecco, al momento dell’acquisto la Qualità dinamica era in opera, generando un turbinio di sensazioni e piccoli o grandi sconvolgimenti. La stessa Qualità ha perso la sua dinamicità lasciando il passo alla staticità. L’oggetto, proseguendo l’esempio, sarà sempre utile, di per se stesso questo è positivo, è Qualità positiva ma di natura differente: non più dinamica per l’appunto. La stessa Qualità è in opera nella scienza quando muove un ulteriore passo verso la decodifica delle leggi dell’Universo. Gli addetti ai lavori, gli scienziati, sono continuamente sballottati a destra e sinistra tra qualità dinamica e qualità statica. A scuola si insegna per lo più qualità statica. Ma quella qualità divenuta statica è stata un momento nel passato opera della Qualità dinamica, ad esempio quando il Leopardi ha ultimato la stesura de “L’infinito”.

A questo punto, dopo questa breve digressione sulla “metafisica della Qualità”, ritorniamo a New York percepita da Pirsig come un Gigante. Anche la Grande Mela, come qualsiasi altra città, è qualcosa di evolutivamente superiore. Una nota. Credo che Pirsig non dia giudizi in tema di evoluzione, la sua metafisica è essa stessa una sorta di teoria del giudizio sulla scia di Immanuel Kant! E tantomeno io ho intenzione di fornire un giudizio di qualità (notare la lettera minuscola). Si può facilmente constatare che in discussioni su argomenti simili l’interlocutore tende a prendere posizione, a schierarsi e modificare i toni della discussione a seconda del giudizio percepito, su un tale argomento, anche quando si è molto attenti a misurare le parole e filtrarle da qualsiasi giudizio qualitativo affrettato. In altre parole, questo avviene anche quando si esprime una descrizione scientifica di un qualsiasi fenomeno. In realtà, non mi soffermerò a lungo su questo punto anche se ho intenzione di riprenderlo nel futuro, si sa benissimo che le parole possono essere fraintese, e diventare giudizi i quali nella mente dell’interlocutore distaccano il nocciolo del discorso dalla suo guscio logico avvolgendolo in una bandiera multicolore. Citando il pensiero di un grande pensatore come Alfred Korzybski (1879-1850), spesso le parole e l’intera struttura linguistica tendono ad allontanarsi dalla realtà delle cose e la perduta aderenza ingenera reazioni del sistema nervoso con conseguenti alterazioni fisiologiche (Korzybski la definiva “semantic response”[4]). Un esempio? Perché quando si discute di politica si finisce per litigare?

Ritornando sull’evoluzione e sulla struttura gerarchica, anche io, come Pirsig, al cospetto di una grande città tendo a percepire quasi a livello inconscio un “Gigante” che ha bisogno di energia per sopravvivere. Si può pensare a tutta l’infrastruttura che sorregge una moderna city: la rete idrica, la rete elettrica, le infrastrutture di telecomunicazioni, la rete fognaria. Si possono altresì pensare ulteriori infrastrutture meno fisiche ma altrettanto importanti, come il settore terziario, il welfare ad esempio, il sistema di riscossione dei tributi etc. e ormai vitali per il funzionamento del meta-organismo cittadino. Allo stesso modo delle cellule che formano un organismo vivente. Al loro livello biologico non vi è una “consapevolezza” sotto forma di regole o leggi operanti che dominano gli organi che costituiscono. La funzione di una cellula è differente dalla funzione di un organo, la cellula “serve” l’organo e può essere anche specializzata in alcune funzioni, ma una sola cellula non forma un organo e spesso è facilmente rimpiazzabile se difettosa. Allo stesso modo un organo “serve” un corpo biologico il quale lo “sfrutta” per espletare le sue funzioni che viste dal livello cellulare possono essere definite meta-funzioni. Questi ragionamenti, oggi, sono interni ad un’affascinante disciplina che prende spunto anche dalla scienza dei sistemi: la Scienza della Complessità. Nel quadro tracciato dalla Complessità ciò che risulta interessante sono le interrelazioni tra i sottosistemi che compongono un meta-sistema, e il fatto che alcune leggi vigono in un sottosistema ma non nel sistema sovrastante gerarchicamente, e che alcune leggi o proprietà possono “emergere” da comportamenti collettivi e non possono essere riscontrate nei singoli elementi componenti. Spesso, in forma misticheggiante, tali concetti sono espressi con un mantra dal gusto orientale che recita: “Il tutto è più della somma delle sue parti”. Il punto essenziale è il seguente. Alcuni possono avere la percezione che vi sia una entità superiore, non mi riferisco a nulla di mistico, in pratica una sorta di meta-organismo i cui “organi” sono altamente interrelati e sono condizione necessaria alla sopravvivenza del meta-organismo stesso. Ora, se si volesse andare al di la di questa percezione? Immaginate di avere voglia di qualcosa, ma non avete le parole, le espressioni, in definitiva le frasi adatte per esprimerlo. Rimane una sorta di sensazione, non chiara nemmeno a voi stessi, ma in fondo avreste lo stesso modo di ottenerla. Poi ad un tratto trovate le parole per spiegarlo e siete, ora, in grado di comunicarlo e magari di spingere qualcuno ad aiutarvi, sicuri che abbia compreso ciò che volete. Probabilmente avete usato un esempio, una metafora, parole prese a prestito da differenti contesti. Siete riusciti a spiegarvi. Spesso, al contrario, capita che l’oggetto del vostro desiderio sia chiaro nella vostra mente e guarda caso esiste una parola od un nome comunemente accettato per esprimerlo. La mia domanda a questo punto è: esistono ad oggi, parole, nomi o frasi comunemente accettate per esprimere la sensazione dell’esistenza di un “Gigante”? Si potrebbe rispondere affermativamente e liquidare la questione con un semplice: quello di cui tu parli è ciò che i sociologi studiano ovvero la “società”. Ma né Pirsig né me stesso, nella prosecuzione del suo ragionamento, abbiamo percezione della società. Tutti sanno cosa sia la società, anche se ognuno darebbe una definizione leggermente differente. Il “Gigante” di Pirsig è un organismo vero e proprio che fa parte di un preciso percorso evolutivo, dove parte delle “cellule” che lo compongono sono organizzate e le cellule stesse amano definire la loro organizzazione “società”. Il “Gigante” è molto di più di una “società” e le cellule anche se organizzate e detenenti specifiche funzioni possono essere quasi sempre rimpiazzate. Il problema alla base del passaggio da “semplice percezione” a consapevolezza concreta e immediata potrebbe essere risolto con l’invenzione di nuovi concetti, ma so che non basta. L’uso di questi deve essere talmente comune, chiaro e immediato che non dovrebbe esserci bisogno di ulteriori parole per spiegarlo. Se parlo del mio braccio, la stragrande maggioranza comprende immediatamente cosa intendo. Non c’è bisogno di lunghi giri di parole e astrazioni per definirlo. Il concetto di braccio è ben definito, chiaro, circostanziato e può essere utile come “mattoncino” per la costruzione di ragionamenti più elaborati. Ciò non vale con concetti astratti come felicità, vita, amore e così via. Quasi sempre il disaccordo sulle questioni inerenti questi concetti deriva da punti di partenza differenti. Proprio perché partire da una definizione soggettiva su queste cose è pressoché impossibile. Credo che alla base della percezione oggettiva di un super-organismo vi sia un problema di definizione. Korzybski, se fosse in vita oggi, direbbe che “le mappe afferenti ad un comune territorio sotto gli occhi di ogni uno sono troppo differenti per far sì che nasca una coscienza globale di una simile entità”. Probabilmente questa nascerà quando si formerà un concetto ben chiaro di quest’ultima nella mente delle persone, concetto molto simile nei punti fondamentali per ognuno. Finché il tentativo di questa unificazione è lasciato ad una disciplina che tende a descrivere il “Gigante” attraverso la spiegazione dei meccanismi che governano la società, la stessa sarà ostaggio di una forte ed inesorabile miopia. A mio avviso manca una struttura di concetti ed idee unificante che permetta di parlarne come se si stesse parlando del pranzo consumato il giorno prima.

In questi ragionamenti cito contemporaneamente due illuminanti pensatori, Pirsig e Korzybski, proprio perché i loro temi di indagine seppur differenti hanno dei punti di contatto molto forti, non tanto negli obiettivi ma nella metodologia di approccio. Korzybski nella sua opera principale “Science and Sanity” espone il suo pensiero sul legame tra sanità mentale e scienza. Precisamente egli mette in guardia da un utilizzo sconsiderato delle strutture linguistiche, sia per la singola persona che per l’intera società, in quanto numerose problematiche e veri e propri conflitti nascono da un uso sbagliato del linguaggio stesso e delle astrazioni nel ragionamento. Entrambe inoltre vedono nell’applicazione dei precetti aristotelici alcune storture note nel pensiero moderno. Entrambi attaccano le “scissioni aristoteliche” da prospettive differenti. Entrambi comunque giungono alla conclusione che la frattura tra mitos e logos, tra techné e arte, tra umanistico e scientifico, è stata causata dal pensiero aristotelico. Korzybski intravede errori logici che hanno infettato il discorso, Pirsig accusa Aristotele di aver messo in atto una struttura di pensiero che non permette di intravedere più la Qualità da cui tutto scaturisce. Korzybski non intende fornire una metafisica ma “semplicemente” dà forma ad un sistema interpretativo del comportamento umano da cui ricava delle regole che, se seguite, portano ad una vita migliore, ad una più elevata salute mentale. Il trucco è una sorta di educazione al pensiero astratto che lo studioso invita a perseguire prendendo a modello il processo scientifico, in particolare la struttura su cui si basa la matematica e la scienza in generale. Egli, e questo è uno degli interessanti punti di contatto metodologici con Pirsig, ritiene che esista una sorta di gerarchia di astrazioni di livello superiore, gerarchia che parte dalla risposta del sistema nervoso degli esseri viventi fino ad arrivare a strutture nervose (oggi diremmo regioni cerebrali) più sofisticate capaci di produrre anche il linguaggio. Il linguaggio per Korzybski ha un potere fortissimo capace di modificare la struttura nervosa dell’interlocutore generando ciò che lui definisce “semantic response”, già citata in precedenza. Pirsig dice, dal canto suo, che la Qualità è un’ entità percepibile e pre-intellettuale, arrivando a dire che non è definibile. Korzybski sostiene inoltre che nella gerarchia di astrazioni vi è un livello (chiamato “struttura profonda”) dove non esiste il linguaggio ma solo risposte nervose, un livello che è presente ed è esperito dal soggetto, anche se allo stesso non percepibile obiettivamente. Oggi, ma anche nel 1930 quando egli ha espresso queste idee, tale livello è comunemente chiamato il livello emotivo o il dominio delle emozioni le quali hanno un linguaggio proprio ed una loro livello intellettuale. Queste idee hanno spinto studiosi di psicologia, come lo psicologo e giornalista scientifico Daniel Goleman, a scrivere best sellers sul tema dell’Intelligenza emotiva e come utilizzarla nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Ho ripreso parte del pensiero korzybskiano poiché è utile nel nostro ragionamento in quanto probabilmente non esiste una struttura nervosa, meglio dire in termini moderni una correlazione neurale, che possa “comunicare” alle gerarchie superiori l’esistenza di un super-organismo. Intendo con questo che la percezione del “Gigante” è ad un livello emozionale, o nella struttura profonda korzybskiana. E in quanto tale non è esprimibile o definibile. Risulta essere un’ astrazione che genera sì una risposta (semantica) ma incomunicabile con immediatezza.



Bibliografia


[1]         R. M. Pirsig, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Milano: Adelphi, 1981.

[2]         E., Guglielmi, Giuseppe, Morin, [L’esprit du temps.] L’industria culturale. Saggio sulla cultura di massa. (Traduzione di Giuseppe Guglielmi.). Bologna: Il Mulino, 1974, 1974.

[3]         R. M. Pirsig, Lila : indagine sulla morale. Milano: Adelphi, 1992.

[4]         A. Korzybski , Science and sanity; an introduction to non-Aristotelian systems and general semantics. Lakeville, Conn.: International Non-Aristotelian Library Pub. Co.; distributed by Institute of General Semantics, 1958.


Hanno detto..

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