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La Conoscenza è come una linea, dove sono i confini non ci è dato di saperlo.

Sublimina.it è un viaggio personale nel mondo del pensiero umano. Per raggiungere ogni meta c'è una via ed ogni via ha un ingresso. Questa è la mia porta personale, l'ho appena aperta. Ognuno ha la sua porta, qualche volta si ha bisogno, però, di intravedere cosa c'è al di là della porta altrui per mirare l'altrove che sta dietro la propria.  Ispirato da: Franz Kafka, Il processo (1925)


Che cosa è la Macchina Finale (estremamente inutile!)

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Invece di chiedersi che fosse venuto prima, l'uovo o la gallina, d'un tratto

sembrò che una gallina fosse un'idea dell'uovo per avere più uova.

Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare


In questo breve articolo si descrive, e si mostra un video della "macchina più inutile dell'Universo" ma che in realtà è fonte di importanti riflessioni sulla nostra epoca definita "digitale" e sulla capacità delle macchine di pensare.


digital_personVenti anni fa, chi poteva permetterselo, aveva il brivido di scambiarsi dati e informazioni su una rete telematica chiamata Internet. Poi una sempre più crescente fetta degli individui occidentali hanno avuto il brivido di reperire dati e informazioni nel Web. Oggi, per quasi tutti è di moda il digital, una integrazione orizzontale e verticale dei media grazie a computer, smartphone, tablet etc. eternamente connessi alla rete. Ma cos'è che ha dato vita a questo nuovo paradigma pervasivo e per alcuni schiavizzante? Le tecnologie dell'informazione sicuramente, termine generico a cui afferiscono, la scienza delle reti, dei calcolatori, della trasmissione dati e perché no dell'Intelligenza Artificiale.

Al di là delle annose discussioni filosofiche in merito alla capacità di pensare delle macchine, ciò che afferisce al digital sembra essere sempre più "intelligente". Con intelligente qui vogliamo intendere: reattivo, predittivo, con capacità di conoscere, discernere, consigliare e talvolta di decidere per noi.

Tra i personaggi più influenti, nello scorso secolo, nel mondo dell'informazione, non con l'accezione qualitativa del termine (news dei media per intenderci), ma quantitativa, è stato Claude Shannon. A mio avviso, questo sommo scienziato dovrebbe essere annoverato negli annali al pari del grande Albert Einstein, in quanto in ambito differente ha generato quello che è stato un vero e proprio cambiamento di paradigma nella comunicazione e nel trattamento delle informazioni. Egli nato a Petoskey, nel Michigan il 30 aprile del 1916 (e morto il 24 febbraio del 2001) sin da bambino coltivava un duplice interesse: per la scienza pura come la matematica e per la tecnologia. Oggi, viene maggiormente ricordato come l'iniziatore della moderna scienza della comunicazione "quantitativa" con un suo celebre articolo, del 1949, dal titolo: "The Mathematical Theory of Communication". In tale articolo egli gettò le basi della cosiddetta Teoria dell'Informazione, capace di "misurare" il quantitativo di informazione trasportato da un messaggio costituito da elementi appartenenti ad un opportuno alfabeto simbolico. Ma Shannon non si fermò assolutamente a questo, eglie era un personaggio veramente eclettico. Ispirato da fruttuose discussioni con i guru dell'Intelligenza artificiale del calibro di Martin Minsky (nato nel 1927) si cimentò nella costruzione di macchine in grado di risolvere crivelli, giocare a scacchi e capaci di apprendere. Un esempio è THESAURUS, un topo meccanico, comandato da relè, capace di trovare la strada, tramite apprendimento, in un labirinto [1].

Egli, oltre alle applicazioni strettamente tecnologiche, era mosso da una genuina curiosità scientifica che lo portava a percorrere sentieri inesplorati. Ciò gli consentì di compiere profonde riflessioni epistemologie sulla natura del pensiero umano, sul funzionamento del cervello e sulla capacità delle macchine di "pensare". In maniera del tutto originale immaginò cosa potesse capitare se una macchina fosse capace di imparare a pensare e propose una apparentemente strampalata macchina, da lui stesso definita <<macchina finale>> dalla funzionamento estremamente semplice. Artur C. Clarke (1917 - 2008), inventore e scrittore di fantascienza (il romanzo: "2001:Odissea nello spazio" è il suo) la descrive così [2]:

"[...] impossibile pensare ad un qualcosa di più semplice. Non è altro che un cofanetto di legno, di forma e dimensioni simili ad una scatola di sigari, con un interruttore su uno dei due lati. Azionando un interruttore si sente un ronzio rabbioso, insistente. Il coperchio si solleva lentamente, e dall'interno emerge una mano che si china a rimettere l'interruttore nella posizione iniziale per poi ritirarsi nella scatola. Definitivo come l'atto di sigillare una bara, il coperchio si chiude con uno scatto, il ronzio cessa e torna la quiete. L'effetto psicologico, se non sapete quello che sta per accadere, è devastante. C'è qualcosa di incredibilmente sinistro in una macchina che non fa nulla -assolutamente nulla- a parte spegnersi da sola. [citato in Sloane e Wyner, Biography of Claude Elwood Shannon]"


Esempio di "Ultimate Machine" realmente costruita!


Come sostiene Clarke una tale macchina è inquietante, in quanto nel "non far nulla" in realtà fa tutto ciò che deve fare. Essa è la sublimazione de meccanismo di retroazione che è alla base dell'apprendimento. Inoltre compie l'azione basilare che qualsiasi macchina di calcolo, su cui l'era del digital si basa, che è quella di azionare un interruttore. Allora questi erano semplici interruttori meccanici o relè, oggi sono microscopici e sono chiamati transistori. Al di la della tecnologia il senso è lo stesso, e tale macchina ha la capacità di auto sostenersi negativamente, di auto rispondere ad una azione esterna come quella dell'azionamento esterno dell'interruttore. Essa, se non se ne conoscesse il meccanismo, sembrerebbe avere vita propria. Questo è un esempio di "elemento teorico", estremamente semplice, che avvia una valanga di considerazioni epistemologiche in cui è estremamente difficile districarsi.






[1]

G. V. Pallottino, "Claude Shannon, il padre del digitale," Didattica delle scienze, no. 227, Oct. 2003.

[2]

C. Seife, La scoperta dell'universo. I misteri del cosmo alla luce della teoria dell'informazione, I ed., Bollati Boringhieri, Ed. Torino, Italy, 2006.


Hanno detto..

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