La faccenda dei Social Media sta sfuggendo di mano

Diciamolo. La faccenda dei Social Media sta sfuggendo di mano. È una tecnologia troppo avanzata e allo stesso tempo sviluppatasi troppo in fretta senza una mediazione ampia e condivisa.
Qui sotto c’è Mentana, colui che a ragione pare coniò il termine “webete”, alle prese nel commentare ciò che credeva fosse un “live” dei manifestanti al Campidoglio americano mentre invece erano scene del film Project X, Una festa che spacca, evidentemente inviate dalla sua regia nella troppa foga di trovare filmati e immagini da mandare in onda e oliare gli ingranaggi ormai logori dei cari e vecchi media tradizionali. Per carità, può capitare a tutti di sbagliare e vedere Mentana commentare una scena di un “facinoroso” salire su una macchina e sparare col lanciafiamme può solo strappare un sorriso, anche nella grave situazione in cui riversa il mondo occidentale. Ma questo siparietto che farà gola alle collezioni satiriche di Striscia la Notizia la dice lunga sul ruolo pervasivo e ubiquitario che hanno i Social Media e sulla mancanza endemica di un manualetto di istruzioni come esisteva per gli elettrodomestici del secolo scorso.
Piattaforme che si sono evolute troppo in fretta con un unico obiettivo: “vendere pubblicità” attraverso qualsiasi potenziale contenuto, non loro ma degli utenti! Come tali non hanno avuto il tempo di sviluppare gli anticorpi necessari ad incanalare e creare ordine nel marasma informativo o nell'”information overloading”, come dicono alcuni. E così le macronarrazioni del passato recente, quelle che a torto o a ragione, nel bene o nel male, univano persone e popoli hanno lasciato il posto ad una serie di micronarrazioni eterogenee, contraddittorie, con primi piani pornografici e perdipiù a brevissima scadenza. L’America negli anni 80 vedeva Top Gun e si rassicurava che ci sarebbe sempre stato qualcuno bello e forte che al minimo pericolo esterno (comunisti, terroristi, etc.) si sarebbe alzato in volo e con il suo F-16 avrebbe dispensato pace e sicurezza a suon di missili aria-aria AIM-7 Sparrow o AIM-9 SIdewinder. Anche appena dopo l’11 settembre il nemico comune era chiaro e le TV via cavo e i “cartagiornali”, seppur finanziati da parti politiche avverse, erano altrettanto chiare e costanti nell’indicare il pericolo e da dove proveniva. Una narrazione semplice ed efficace che supportava campagne di arruolamento tra i giovani patrioti e guerre chirurgiche alla caccia del covo dei terroristi. Poi è venuta la Siria, dove, forse per la prima volta, si è palesata la vera natura “multinazionale” oltre che “multilaterale” della guerra che non è più lampo, anzi dura tanto quanto il ciclo produttivo di un prodotto bellico. C’è tutto il tempo di progettarlo, prototiparlo, testarlo, portarlo a fine vita e valutarne la concorrenza.
Nel mentre, i media tradizionali (“caldi” avrebbe detto “Marshall Mcluhan”) da una parte hanno naturalmente subito la noia condivisa col pubblico di una guerra sterile e si sono rivolti ad altro, dall’altra hanno perso sempre più terreno rispetto ai social. Negli ultimi 10 anni i media tradizionali, e nello specifico le TV, hanno perso ingenti quantità telespettatori nelle fasce più giovani (i cartagiornali non esistono più). Ieri, mentre gli anziani erano di fronte alla loro cara e vecchia TV – ultimo baluardo della “verità” – a guardare esterrefatti le immagini dell’assalto al Campidoglio centinaia se non migliaia di giovani variamente travestiti armati sia di pistole che telefonini hanno penetrato uno dei baluardi della democrazia (così almeno parafrasano i più il palazzo bianco). Anche se a prima vista è apparso un gruppo di facinorosi scapestrati e da notare che essi disponevano di due tipi di armi differenti ma allo stesso modo potenti appartenenti, le une al dominio dell’offesa fisica, le altre a quello non convenzionale dell’offesa cognitiva. Senza gli smartphone davvero avremmo visto gente che mai ci saremmo sognati mettere i piedi sulla scrivania di un segretario di stato o farsi fotografare nel palazzo con un cappello da vichingo? Ieri non c’erano solo le pistole ma c’erano anche i cannoni mediatici a sparare e non erano di Fox News. In altri tempi si sarebbe paventata roba tipo Guantanamo, invece i poveri facinorosi si guadagneranno quei 15 minuti di popolarità che sapientemente erano stati previsti da Andy Warhol.
Ieri si è palesato un fatto ormai evidente: se non con una vera e propria guerra civile intestina e a bassa intensità gli Stati Uniti sono alle prese con una perdita di compattezza tra gli apparati di sicurezza e una disgregazione della tenuta sociale.
Mi sono sempre chiesto come si potesse governare un popolo che circola liberamente armato per le strade. Ci deve pur essere una valvola di sfogo, un contraltare, un contrappeso che mantenga il sistema in questo pericoloso equilibrio. Personalmente ho sempre trovato la risposta nell’altra grande libertà propinata nell’altra nota macronarrazione:
sei libero di consumare, se consumi sei felice; se consumi non hai altri problemi; se consumi sei.
E tale macronarrazione è stata sempre convalidata da vigorosi interventi economici pubblici a sostegno della domanda, uno tra tutti la piena occupazione (a parte le percentuali fisiologiche). Ebbene, l’era Trump porta con sè tanti lati oscuri ma anche misure economiche che vedono il tasso di disoccupazione (3,5%) tra i più bassi negli ultimi 50 anni e ottenuti dopo una grave crisi economica. Ora se l’ipotesi “valvola di sfogo=consumo” dovesse reggere vuol dire che questa forza di equilibrio si è esaurita e non sorregge più il peso delle armi nelle tasche dei normali cittadini. Forse perchè anche il consumo è mutato con i nuovi media e le nuove tecnologie. Se prima gioie e frustrazioni provenivano dal mondo reale, da oggetti pesanti, oggi vengono da un mondo virtuale e a portata di mano dove ricchi e poveri scrivono e postano video sulle stesse piattaforme e dove l’asimmetria non è più nella foto con lo champagne a bordo piscina (basta affittare una villa o usare photoshop per questo) ma è nella popolarità dei like e follower. Un elemento tanto sfuggente quanto reale nella psiche dei più giovani che si sentono frustrati senza accorgersi che sono sfruttati anche dai Social Network per vendere pubblicità.