Hedy Lamarr, la diva senza veli, l’ingegnere, il Wi-Fi

C’è un famoso numero che non è l’otto che compare nella data “8 marzo”, bensì 2.292.387 ed è l’identificativo di un brevetto statunitense del 1941 dal titolo “Secret Communication System” a nome di Hedy Kiesler Markey e George Antheil.
Se il secondo nome dice poco, il primo non dice quasi nulla, ammenoché non si accosti a Hedwig Eva Maria Kiesler (nome d’arte: Hedy Lamarr) la prima donna che sotto la direzione del regista cecoslovacco Gustav Machatý posò senza veli in un film presentato a Vienna nel 1933. Il film era “Extase” (Estasi) e mostrava il primo nudo integrale di una protagonista nella storia del cinema. La pellicola, come si può immaginare, diede scandalo e scalpore, fu tagliata e censurata in toto o in parte. In Italia l’Osservatore Romano la definì una “pellicola pornografica”, anche se Estasi fu il film più applaudito al Festival del Cinema di Venezia nel 1934. Hedy Kiesler, poi nota appunto come Hedy Lamarr, nata a Vienna nel 1914, divenne famosa anche per le scene di nudo ed ebbe una buona carriera teatrale e cinematografica, anche a Holliwood, con alti e bassi (doveva essere la protagonista di Casablanca al posto di Ingrid Bergman ma la Warner Bros non volle darla in prestito e lavorò con attori del calibro di Spencer Tracy, Judy Garland, Clark Gable e James Stewart) assieme ad una vita travagliata dettata dalle origini ebraiche e dal cognome tedesco non molto gradito agli ambienti cinematografici americani in quel tempo.
Hedy oltre ad essere definita da qualcuno la “donna più bella del mondo” o “colei che è più bella dal vivo che nello schermo cinematografico” fu anche una studentessa di ingegneria dalle qualità intellettive straordinarie. Anche se rinunciò alla carriera nell’ingegneria per fare teatro a Berlino, non smise mai di disinteressarsi alle scienze e all’ingegneria (aveva la casa piena di libri tecnici) così nel 1941 accadde che, cantando con il suo abituale amico che la accompagnava al pianoforte, George Antheuil, e ragionando sulla particolare intesa che avevano anche cambiando di tonalità il brano che stavano interpretando, ebbe l’idea della modulazione codificata della portante di un segnale radio. Cosa non banale, ma utilissima nel momento in cui era in corso una guerra contro il nazismo ed in cui la segretezza dei messaggi e la loro codifica potevamo decidere le sorti del mondo.
L’idea era quella di scomporre il segnale da trasmettere in una serie di canali a frequenza diversa il cui ordine era deciso da chi doveva trasmettere il messaggio. La conoscenza dell’ordine nella sequenza era condizione necessaria per la corretta decodifica del segnale che diventava, quindi, “in chiaro”. Questa tecnica viene chiamata FHSS (Frequency Hopping Spread Spectrum cioè allargamento dello spettro con salti di frequenza), ed ha due scopi principali: codificare un segnale rendendone estremamente difficile la decodifica da chi non possieda la chiave, e ripulire il segnale di arrivo dalle interferenze dovute a segnali presenti in bande di frequenza molto vicina a quella di base, oppure che arrivino qualche istante dopo il segnale originale sovrapponendosi ad esso.
Ecco, l’idea di Hedy Lamarr, fissata nel brevetto N° 2.292.387, è alla base della maggior parte delle tecniche di trasmissione moderne dei segnali, ad esempio il Wi-Fi, note come “spread spectrum”, su cui feci anche io, durante la Laurea Magistrale in Ingegneria, uno specifico esame.
Pertanto, se usiamo Internet comodamente dal divano lo dobbiamo anche un pochino a colei che osò recitare senza veli in un film destinato al grande pubblico, in un’era pionieristica e travagliata allo stesso tempo, prima a causa dei totalitarismi e poi della Grande Guerra. Colei che amava presentarsi con capelli lunghi fino alle spalle, pettinati a onda, separati da una scriminatura centrale, e un viso di simmetria perfetta, le sopracciglia a formare due archi perfetti sulla carnagione chiara.
Per approfondire c’è online un articoletto del Prof. Cosmelli del dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma